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Un viso irresistibile

E’ inutile negarlo o fare i “superiori”: incrociare qualcuno di bell’aspetto ci fa letteralmente “girare la testa”: il più delle volte, la cosa finisce lì, ma la nostra attenzione é indubbiamente calamitata dalla bellezza.

Certo, ciò che ê bello per qualcuno non lo é necessariamente per qualcun altro, ma la scienza ha dimostrato che determinate proporzioni tra gli elementi di una faccia, la simmetria, la maggiore o minore traccia dell’impatto degli ormoni sessuali e altri fattori valgono universalmente come criteri di attrazione.

Il motivo per cui “piacciono a tutti” é perché nascondono un elevato valore biologico: in altre parole, sono lo specchio di un organismo sano, forte e fertile.

Questo spiega perché le persone che li possiedono vengano prescelte come partner, ma un’occhiata o uno sguardo prolungato cosa possono darci?

Ora, una nuova ricerca lo ha scoperto ed é legato all’attivazione di un particolare circuito del cervello.

A scoprirlo sono stati gli psicologi norvegesi Olga Chelnokova e Marie Eikemo, assieme ad altri colleghi dell’Università di Oslo.

Per il loro esperimento gli studiosi hanno coinvolto 30 partecipanti di genere maschile (la scelta “sessista” é stata dettata dal fatto che le fluttuazioni del ciclo mestruale possono cambiare i criteri di valutazione dell’attrazione nelle donne).

Quindi hanno fatto vedere loro una serie di volti femminili più o meno belli (“graduati” in precedenza, sottoponendo i ritratti ad un altro gruppo).

I volontari avevano due compiti: giudicare la bellezza del volto osservato su un monitor sulla base di una scala (molto, poco o medio) e premere un pulsante per passare alla faccia successiva (ovviamente, gli psicologi cronometravano quanto tempo ci mettevano prima di schiacciare il tasto).

Prima che iniziasse la “partita”, ai volontari sono state somministrate in modo casuale (e senza che lo stesso sperimentare ne fosse a conoscenza) una di queste tre sostanze): un agonista del recettore cerebrale degli μ-oppioidi (morfina 10 mg), un antagonista selettivo dei recettori degli oppioidi (naltrex- uno 50 mg) oppure un placebo (cioè una sostanza farmacologicamente inerte).

L’ipotesi era che nel giudizio dell’attrazione fosse coinvolto il circuito cerebrale della ricompensa: quello responsabile delle dipendenze da stupefacenti.

Ne é emerso che i partecipanti cui era stato data la morfina avevano giudicato i volti più attraenti come ancora più belli, e sostavano più tempo su quei visi prima di passare alle immagini successive.

Inoltre, in questi la vista di una donna bruttina li portava spingeva a cambiare immagine con molta più rapidità che nelle altre condizioni.

Per contro, chi aveva ricevuto del naltrexone declassava le donne attraenti, mettendole sullo stesso piano di quelle medie. Nessun cambiamento, invece, veniva rilevato i chi aveva preso il placebo.

Secondo gli autori, questo studio dimostra che nella percezione della bellezza é coinvolto Il sistema della ricompensa, che genera l’esperienza del piacere, come quando, ad esempio, mangiamo un cibo di cui siamo golosi o vinciamo alla lotteria.

L’indagine, per altro, trova conferma in una ricerca degli psicologi inglesi Jasmin Cloutier, Todd Heatherton, Paul Whalen e William Kelley

Nel loro esperimento hanno coinvolto 48 partecipanti, equamente divisi fra i sessi. Ai volontari sono state mostrare foto di rappresentanti del sesso opposto che in precedenza era stati classificati in base al grado di bellezza.

Nel mentre i soggetti visualizzavano le immagini, il loro cervello era esaminato con la FMRI (risonanza magnetica funzionale) ad evento correlato: in altre parole, le “istantanee” del cervello venivano scattate quando una regione mostrava di “accendersi” in coincidenza con specifiche stimolazioni (qui i ritratti).

Per approfondire

L’esito ha messo in luce che quando uomini e donne vedevano facce attraenti si rivelato che le regioni del cervello che costituiscono il cosiddetto l “circuito di ricompensa” (soprattutto il nucleo accumbens, il “cuore” di questo aggregato e la corteccia orbitofrontale mediale – ma solo per i maschi in questo caso).

Proprio il circuito della ricompensa è denso di recettori per gli oppioidi endogeni e, tra l’altro è coinvolto nella ricerca e nella dipendenza da eroina o da cocaina.

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