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I volti usati nello studio

Semplicemente osservando qualcuno possiamo intuire il suo status sociale: spesso, ad esempio, chi é benestante esibisce la sua condizione con abiti firmati, orologi di valore e accessori ricercati.

Per contro, chi é di “umili natali” veste in modo più dozzinale, mostra minor cura di sé e del proprio corpo (ad esempio, ha le unghie sporche, lunghe o ingiallite a causa del fumo) e

Naturalmente, con le stravaganze della moda e grazie alla diffusione del “tarocco”, queste distinzioni appaiono al giorno d’oggi molto più sfumate e ingannevoli.

Ben diverso è quanto ci viene trasmesso da posture, gesti, volume e tono di voce e da altri messaggi del corpo.

Senso di sicurezza, disinvoltura e scioltezza nei rapporti umani si riflette nel comportamento non verbale e, come hanno appurato gli psicologi Zuzana Veselska, Andrea Madarasova, Olga Orosova, assieme ad altri colleghi, con uno studio condotto su 3694 bambini slovacchi, hanno constatato che si tratta di atteggiamenti che si acquisiscono precocemente e che vengono maturati soprattutto e se si cresce in un contesto socio-economico agiato.

Si é osservato, ad esempio, che
chi si sente “privilegiato” (per merito o per “diritto di nascita”) si muove tra gli altri in modo più sciolto, coordinato e rilassato; inoltre, si mostra più spedito e diretto quando avvicina qualcuno per un approccio o per chiedere un’informazione.

Anche il comportamento territoriale è caratteristico in chi occupa posizioni in “vista”: tende a violare lo spazio interpersonale con naturalezza e sfrontatezza e a tenere, per contro, gli altri a “debita” distanza. Per altro, le sue gesticolazioni sono ampie, così come le sue falcate.

La sua postura, inoltre, è generalmente eretta, la testa sollevata e il peso ben bilanciato.

Tende a guadare negli occhi più spesso del comune e a non distogliere lo sguardo se si cerca di intimidirlo o di sfidarlo.

Un nuovissimo studio sul l’effetto della prima impressione, ha dimostrato ora che basta ben di meno per stabilire la condizione socio-economica di una persona: guadare il suo volto, quando mostra un’espressione neutra.

Per nuova ricerca condotta dagli psicologi canadesi Nicholas Rule e Phora Thora Bjornsdottir, é stato reclutato un nutrito numero di studenti universitari e ne stabilito il reddito familiare medio (che risultava di 75.000 dollari).

Quindi, gli studiosi hanno scremato i volontari in due gruppi: un primo il cui reddito della famiglia era al di sotto dei 60.000 dollari; è un secondo con un reddito di 100.00 dollari o superiore.

A quel punto, a tutti é stato chiesto di posare per dei ritratti fotografici, mantenendo un’espressione neutra.

Un “manipolo” di giudici é stato poi incaricato di formulare un giudizio sulla condizione socio-economica dei soggetti solamente sulla base delle fotografie.

È stato così dimostrato che, anche in assenza di una qualsiasi traccia di emotività sul volto, é possibile distinguere i benestanti dai meno abbienti e con un buon grado di accuratezza.

Per approfondire

Secondo gli autori dell’esperimento questa capacità di discriminazione implica due cose:innanzitutto, il fatto che le espressioni emozionali
provate più spesso da chi vive in uno stato di agiatezza (felicità, rilassatezza, fierezza, ad esempio) e quelle che accompagnano una condizione di stenti o di precarietà (depressione, ansia, tensione muscolare) verosimilmente lasciano come una sorta di impronta sul volto, riconoscibile anche se questo è inespressivo.

In secondo luogo, l’esito fa supporre che esista uno stereotipo diffuso
che porta ad associare queste configurazioni facciali con un preciso status sociale e con una fascia di reddito.

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