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Le tattiche maschili per piacere

Una donna dispone di molteplici modi di apparire più attraente: basta un po’ di trucco, un abito aderente, scollato o una gonna con lo spacco; inoltre, come ha ha scoperto la psicologa Monica Moore, ha un repertorio di gesti, movenze e altri comportamenti per colpire nel “cuore” (o i sensi) degli astanti nei paraggi.

Per l’uomo è una faccenda decisamente più ardua:non può camuffare in suoi difetti o esaltare il suo lato migliore con il make-up; non possiede un corpo sufficientemente attraente da esibire (o meglio, quest’ultimo non fa lo stesso effetto sul sesso femminile) e sul piano del linguaggio del corpo é molto meno espressivo, meno seducente e più grossolano.

Per prima cosa, partiamo dall’aspetto esteriore. Di primo acchito, una donna apprezza pulizia, cura di sé e dell’abbigliamento; meglio ancora se quest’ultimo è alla moda, perché é indice di benessere economico o di uno status sociale elevato, ma deve trattarsi di un segno genuino di queste condizioni… altrimenti, se é bluff e la donna lo scopre e allora casca il palco.

Se si indossano T-shirt che fanno spuntare cuffi di peli sul petto o che mettono in bella mostra avambracci scimmieschi é meglio prendere in considerazione una bella ripulita (leggi:ceretta).
Lo hanno appurato gli psicologi neozelandesi Barnaby Dixson, Alan Dixson, Philipp Bishop é Amy Parish esaminando le reazioni di un campione di donne al diradamento o all’aumento virtuale della peluria su petto e pancia in delle foto di modelli maschili.
I maschi più glabri piacevano di più.

Qualche sorsata di spritz, di birra o di prosecco, si sa, spesso rendendono più disinibiti, euforici e socievoli, ma chi l’avrebbe detto che può abbellire i tratti di un volto? quanto hanno dimostrato gli psicologi Molly Bowdring e Michael Sayette.
Per provarlo i due ricercatori hanno scattato delle foto a dei soggetti da sobri, dopo avere bevuto un quartinodi vino o dopo averne inglobato mezzo litro. Dopodiché, hanno mostrato le foto a dei giudici chiedendone di valutarne L’attrattiva.
Hanno così appurato che chi, a paragone della versione sobria, chi aveva consumato quantità modeste di vino risultava più piacente; non così chi si era scolato mezzo litro.
Gli autori ipotizzano che questo effetto sia dovuto ad un rilassamento dei muscoli del viso (che, però, quando si alza il gomito diventano più flaccidi); inoltre, dato che dosi moderate migliorano l’umore, é più facile che i visi siano atteggiati ad un sorriso. Anche “carburarsi” un po’ può, quindi, dare punto in più.

Dopo queste succinte dritte sull’aspetto fisico, passiamo a in rassegna il momento critico dell’interazione fra i sessi: l’approccio.

La mossa vincente per un ometto è la perspicacia a cogliere i segnali di disponibilità da parte di una donna che li abbia già scelti. Eh, sí, mettendo da parte l’orgoglio maschile, conviene prendere atto di quello che gli studiosi del corteggiamento, come la Moore, David Givens o Adam Kendon sostengono da tempo: è sempre sempre la donna a guidare le danze: seleziona il candidato e esibisce una serie di segnali di invito, come guardarlo e staccarsi dal gruppo o mettersi in un angolo per spingerlo a farsi avanti; puntare lo sguardo su di lui almeno due volte, leccarsi le labbra o passarsi la mano fra i capelli mentre lo incrocia e via dicendo.

Una volta che l’uomo abbia colto questi messaggi il gioco è fatto: qualsiasi pretesto va bene per avviare la conversazione…. basta non esordire con battute pacchiane, fuori luogo o, peggio ancora, volgari.

Un’indagine che ha fatto chiarezza rispetto al modo più efficace per iniziare una conversione quando é l’uomo a fare il primo passo è stato condotta dai ricercatori Cristhopher Bale, Rory Morrison, Rory e Peter Caryl.

Per verificare quale fosse il modo migliore per attaccare bottone, gli studiosi hanno reclutato 205 laureandi di entrambi i sessi e hanno chiesto loro di valutare l’efficacia delle battute d’apertura in 40 vignette che proponevano un incontro tra uomo e donna: in pratica, i giudici dovevano indicare se, secondo loro, l’exploit avrebbe avviato una conversazione o se la destinaria del messaggio avrebbe lasciato “cadere la linea”.

Per approfondire

L’esame delle valutazioni ha messo in evidenza che esordire con una battuta, complimenti generici o immotivati e riferimenti sessuali si rivelava di dubbio gusto e non invogliava a proseguire nello scambio.

Per contro, commenti più innoqui come “é la prima volta che ti vedo in
questo locale?
” o “cosa c’è di buono nel menù? riscuotevano decisamente
più successo, perché davano l’idea che chi le esprimeva fosse sicuro di sé e rilassato. Altrettato efficace era l’effetto di proposte di aiuto, galanterie o commenti appropriati alla circostanza.

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