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La sedentarietà rende più ansiosi

Essere pantofolai e oziosi non è mai stato motivo vanto, ma ormai le indagini e le ricerche che hanno messo in luce come questo stile di vita possa portare a pesanti ripercussioni sulla salute fisica sono note a tutti.

Si sa, ad esempio che la pigrizia ci espone maggiormente allo sviluppo di patologie organiche come sovrappeso, obesità, malattie cardiovascolari, osteoporosi e diabete.

Questi problemi possono dare le prime avvisaglie molto precocemente: studi condotti su bambini e adolescenti hanno evidenziato che essere sedentari si accompagna ad aumento della massa grassa, ad una riduzione della prestazioni atletiche e della forma, bassa stima di sé, difficoltà di socializzazione e a scarso rendimento scolastico.

Una metà-analisi (un tirare le somme esaminando metodologie ed esiti di altre ricerche) degli studiosi australiani Megan Teychenne, Sarah A Costigan e Kate Parker ha individuato un’altro rischio della sedentarietà: un più alto rischio di soffrire d’ansia, oltre, ad un legame tra il tempo trascorso seduti o sdraiata e la tendenza ad essere ansiosi.

Un’altra metà-analisi degli epidemiologi cinesi Long Zhai, Yi Zhang e Dongfeng Zhang, effettuata su 30 pubblicazioni di indagini che hanno coinvolto più di 190.000 persone, ha dimostrato che l’abitudine a poltrire predispone anche alla depressione.

Un risultato coerente con una ricerca condotta dai medici indiani Vinoth Gnana Chellaiyan, Fasna liaquath ali e Jasmine Maruthappapandian su 507 studenti di medicina: il 73% dei partecipanti faceva attività fisica con certa frequenza; il 6,5% occasionalmente e il 21,5% batteva la fiacca. Bene, l’esito dello studio ha dimostrato una marcata associazione tra tendenza all’odio e scarsa energia fisica e mentale e, una netta differenza al riguardo, tra chi praticava un sport con costanza e impegno e chi poltriva.

Se per persone adulte e per gli anziani, poltrire, è una condizione del tutto passiva (ad esempio, passare buona parte del tempo davanti alla TV o a sonnecchiare; per gli adolescenti e i giovani “rampanti” si risolve per lo più nel trastullarsi con la Play Station o con i giochini del telefonino.

I ricercatoti Xuewen Wang e Arlette Perry hanno dimostrato che in questo caso non è corretto parlare di indolenza. L’attenzione é elevata e, altrettanto vale per la prontezza nel manovrare lo Joystick o i pulsanti del cellulare.

L’esame delle modificazioni fisiologiche dei partecipanti (il cui unico compito era giocare ad un videogame) hanno messo in evidenza che, durante l’esecuzione del gioco, si registra uno stato di eccitazione dell’organismo, con un aumenta la frequenza e del respiro; un incremento della tensione muscolare della pressione e di altre cambiamenti che indicano uno stato di eccitazione emotiva.

In altre parole, l’immersione in una realtà virtuale movimentata da luogo alle stesse reazioni di un’azione vera e propria; con la differenza che il corpo resta comunque adagiato su un divano o una poltrona. Se diventa un’abitudine, poi, questo modo di “occupare il tempo” porta all’isolamento sociale, a disturbi del sonno, irritabilità, impazienza e predispone all’ansia.

Per approfondire
Il Linguaggio Segreto dei Sintomi</td

Al giorno d’oggi non potremmo pensare di non essere “connessi”: la rete é diventata una “necessità primaria”; c’é anche chi la vive come alternativa alla vita reale e, anche in questo caso, un suo uso smodato é associato a sedentarietà.

Un’indagine degli psicologi Robert Kraut, Michael Patterson, Vicki Lundmark, assieme ad altri colleghi, ha dato prova che questa sorta di dipendenza provoca una tendenza all’isolamento all’interno della famiglia, così come nei riguardi di amici e conoscenti; inoltre, determina anche un significativo peggioramento dell’umore e un’inclinazione progressivamente più marcata all’apatia.

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