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La postura dell’orgoglio

Anche senza nessuna preparazione, buona parte di noi comprende la mimica facciale, i gesti e le posture che esprimono emozioni come la paura, la rabbia o la sorpresa.

Ben più complesso è distinguerle quando ci troviamo di fronte ad espressioni e atteggiamenti che riflettono una miscela di emozioni o quando si presentano in modo parziale o per un tempo molto breve (come succede se uno intende nascondere quello che prova).

Proprio per facilitare il loro riconoscimento Paul Ekman, assieme ad altri studiosi, ha esaminato migliaia di facce e condotto numerosi esperimenti fino a giungere ad una precisa codifica delle pose assunte da sopracciglia, fronte, naso, bocca, ecc. quando si prova un certo stato d’animo.

Poca attenzione, invece, é stata data all’espressione non verbale di emozioni complesse come la vergogna, l’imbarazzo o l’orgoglio.

Eppure i ricercatori Jessica Tracy e Richard Robins, con un’indagine che ha coinvolto partecipanti di una isolata tribù del Burkina Faso, in Africa, ha dato prova che, almeno quest’ultima emozione ha dei “connotati” esteriori che sono identificati universalmente.

La stessa Tracy, assieme allo psicologo David Matsumoto, esaminando le foto dei vincitori e dei perdenti dei giochi olimpici e paraolimpici del 2004, ha messo a fuoco i tratti distintivi dell’espressione dell’orgoglio.

Lo studio é stato particolarmente significativo perché gli atleti erano vedenti e non vedenti, provenienti da 37 nazioni.

Dalla loro disamina é emerso che I segnali non verbali tipici di questo sentimento sono i seguenti.

La testa appare piegata all’indietro; viene esibito un mezzo sorriso (quindi un sorriso prodotto solamente sollevando gli angoli delle labbra); le braccia sono scostate lateralmente dal tronco oppure sono sollevate; la mano é spesso chiusa a pugno; il petto é tronfio (cioè, la cassa toracica viene espansa) e il tronco intero é spinto in fuori.

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