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Anche lo stress può essere “virale”

Stare in un ambiente in cui si respira un clima asfissiante, con colleghi impazienti o ansiosi o a contatto con qualcuno troppo nervoso può farci salire un senso di malessere, irrequietezza e insofferenza … anche se la cosa non ci riguarda personalmente.

In una società come la nostra dove gli impegni, i ritmi di lavoro, gli imprevisti e, negli ultimi tempi, perfino la difficoltà a sbarcare i lunario lo stress é una minaccia per la salute e per l’equilibrio psicologico: questa condizione é causa infatti ad una serie di problemi psicologici, come il burnout (il vecchio “esaurimento nerovoso”), la depressione o l’ansia.

Perfino, l’efficienza del nostro organismo ne viene intaccata e viviamo cosìfrequenti mal di testa, fitte al petto, problemi gastro-intestinali, fatica cronica, vulnerabilità alle infezioni e insonnia … insomma, una vera piaga.

Come non bastasse, la scienza ha messo a fuoco un’altra subdola fonte di stress: l’esposizione al nervosismo altrui! D’altra parte, se ci riflettiamo, quando in ufficio, in una sala d’attesa o in casa nostra quando qualcuno tamburella in modo agitato con le dita oppure se vediamo qualcuno con il volto “contorto” dai tic o camminare veloce e senza sosta lungo il perimetro nella stanza é inevitabile farsi carico di questa irrequietezza che, pure, non ci appartiene. Quest’effetto é talmente potente che, a volte, basta vedere un politico in TV mordersi le unghie o stropicciarsi le dita per provare un senso di inspiegabile irritazione.

Ora, una recente ricerca condotta dai ricercatori tedeschi Veronika Engert, Franziska Plessowb, Robert Miller assieme ad altri colleghi hanno messo in luce come questa
influenza sia mediata dall’aumento del cortisolo (appunto, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che accompagna la reazione di stress).

Per Verificarlo La Engert e gli altri studiosi hanno per prima cosa reclutato 151 volontari di sesso misto, che sono stati invitati a risolvere complessi compiti di aritmetica a mente e a sottoporsi a delle intervisti. e interviste. Mentre questi ultimi erano intenti a superare queste “fatiche d’Ercole”, un secondo gruppo, questa volta di 211 persone, li osservava.
A tutti gli “spettatori” era stato quindi prelevato un campione di saliva (dove era possibile rilevare la presenza di cortisolo).

Per stabilire se le eventuali tracce di questo ormone (e la loro densità) dipendessero dalla circostanza i ricercatori avevano selezionato tre variabili: i due (attore e spettatore) potevano essere partner o estranei; l’osservazione poteva essere in diretta (i secondi guardavano i primi attraverso uno specchio direzionale) o mediata (per mezzo di un monitor tv); inoltre, veniva tenuto conto del sesso degli uni e degli altri.

Al momento di tirare le somme, gli studiosi hanno fatto una scoperta sorprendente: ben il 26% degli osservatori mostrava un significativo aumento di livelli di cortisolo; questa reazione (detta tecnicamente “stress empatico”) era molto più pronunciato nelle coppie (il 40% di chi “sbirciava” il proprio compagno struggersi, si innervosiva a sua volta). Infine, se si assisteva ai “tormenti” del malcapitato dietro lo specchio si era molto più coinvolti che se lo si vedeva in un video. Quanto al sesso, sebbene le donne si dichiarassero più sensibili, all’atto pratico non differivano dai maschi nell’immedesimarsi nel soggetto osservato.

Renderci conto che la sola esposizione ad una persona nervosa porti ad un cambiamento biochimico così vistoso é sconcertante“, commenta la Engert in una recente intervista.
Gli effetti dello stress si intensificano“, prosegue la ricercatrice, “quando diventa cronico. Naturalmente, la produzione di cortisolo in situazioni stressanti ha uno scopo evolutivo“, aggiunge la studiosa.
Quando ci si trova in una situazione di pericolo la sua presenza in circolo predispone l’organismo a reagire con prontezza e in modo adeguato”.

Per approfondire

“Tuttavia, puntualizza Engert, se questo ormone viene rilasciato per periodi prolungati, la nostra vita ha un netto deterioramento. Oltre al fatto, che procuna un’indebolimento delle difese immunitarie e ha proprietà neurotossiche [cioè, intossicano il cervello, n.d.r.]”.

Questo esperimento, per primo, dimostra che queste conseguenze non valgono solo per chi vive sotto pressione o é costamente di malumore,
ma ne paga lo scotto anche chi vive sotto il suo stesso tetto, si trova al suo fianco o passa molto tempo con lui: é il caso di familiari, badanti o anche lavoratori che debbano dividere lo spazio o collaborare con colleghi o capoufficio collerici, permalosi o nevrotici.

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