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Lo stress può letteramente strozzare la gola

Parlare in pubblico, sostenere un esame orale o avere uno scambio di battute con qualcuno che ci induce soggezione può provocare ansia e, a sua volta, quest’ultima può riversarsi su gola e compromettere le capacità linguistiche.

Possiamo, infatti, provare un senso di strozzamento alla gola e di impastamento della lingua; inoltre, la nostra voce può diventare afona, acuta o stridula e possono aumentare la frequenza di deglutizioni spontanee o queste possono risultare difficoltose se proviamo ad inghiottire qualcosa o, semplicemente, la saliva … pure, iniziare un discorso, scegliere le parole adatte, pronunciarle in modo chiaro e comprensibile può diventate un’impresa.

La sensazione di avere un nodo in gola è dovuta ad un’impennata dell’attività simpatica (la condizione legato all’impulso al combattimento o alla fuga) che, tra le altre cose, aumenta l’ossigenazione dei muscoli; per prima cosa, l’aria deve essere inspirata: così, la glottide (la valvola della laringe che introduce l’aria nei polmoni) resta aperta più a lungo possibile, suscitando la sensazione che un anello stringa la gola.

Una nuova indagine dimostra che anche le altre variazioni non sono impressioni: la filologia del nostro organismo cambia davvero e le regioni cerebrali coinvolte nella produzione del linguaggio vanno in uno stato di “stand-by”.

I biologi ungheres Beata Keremi, Anita Beck, Tibor Karoly Fabian, assieme ad altri colleghi hanno, ad esempio, rilevato che uno stress acuto provoca una netta modificazione della composizione chimica salivare con un aumento di amilasi (un enzima naturalmente presente, di cui aumenta la concentrazione), cortisolo (ormone dello stress), proteine ​​da shock termico e altri composti.

Queste alterazioni procurano una riduzione della secrezione di saliva, (commentano i dentisti turchi M. Oğuz Borahan, Filiz Namdar Pekiner, Turhan Atalay sulla base di un loro studio) e una sensazione soggettiva di secchezza delle fauci.

Per comprendere meglio la relazione tra stress e controllo del discorso i ricercatori Maria Dietrich, Richard Andreatta, Yang Jiang e Joseph Stemple hanno messo a punto un meticoloso esperimento.

Per prima cosa, sono state selezionate 13 giovani donne, che, per prima cosa hanno compilato un questionario sulla personalità e sulla suscettibilità allo stress.

Successivamente, alle volontarie veniva detto che dovevano improvvisare un discorso di cinque minuti in cui argomentare per quali ragioni sarebbero state le migliori candidate per un certo posto di lavoro (questa fase aveva lo scopo di provare un senso d’ansia).

Nel mentre le partecipanti preparavano mentalmente il discorso gli studiosi raccoglievano campioni di saliva per rilevare la concentrazione di cortisolo (l’ormone dello stress)
.
Questi prelievi venivano effettuati in tre diversi momenti: prima che le volontarie sapessero a cosa andavano incontro; dopo che era stato assegnato loro il compito e quando l’esperienza era conclusa.

Nel corso dello studio, le volontarie venivano intervistate a più riprese per valutare il loro stato di stress. Inoltre, la loro attività cerebrale veniva monitorata con l’fMRI (risonanza magnetica funzionale).

L’analisi complessiva delle rilevazioni ha dimostrato che l’attività cerebrale cambiava in rapporto al livello dell’ansia e al temperamento.

Ad esempio, le donne che avevano concentrazioni di cortisolo più alte e erano risultate più timide mostravano un’intensificazione della reattività della regione cerebrale dove viene rappresentata la laringe (il cui corrisponde soggettivo è un senso di strozzamento alla gola).

In sostanza” , commenta la Dietrich in un’intervista, “chi è chiuso e inibito ha maggiori probabilità di sentirsi in apprensione all’idea di tenere un discorso e questa loro agitazione può influenzare il controllo sul l’emissione della voce e sulla qualità del parlato“.

Per approfondire
Il Linguaggio Segreto dei Sintomi

I risultati delle scansioni cerebrali sembrano confermarlo. Nell’attesa di parlare, nel cervello di queste ultime veniva riscontrato un “malfunzionamento” delle aree secondarie del controllo del linguaggio: la corteccia cingolata anteriore (se “spenta” rende difficoltoso iniziare un discorso), insula (implicata nella produzione del linguaggio), putamen (coinvolta nell’articolazione delle parole) e talamo (supervisiona le aree cerebrali che presiedono all’esecuzione coordinata dei movimenti di lingua, bocca, corde vocali e altre strutture che servono a parlare correttamente).

Questa ricerca da la prova che l’ansia può davvero rendere il nostro nostro discorso disarticolato, confuso e ingarbugliato e che se sentiamo di avere dei “rospi in gola”, la sensazione é reale e dipende dall’inbarazzo o da un senso di soggezione.

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