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Soggetto ipnotizzato

L’ipnosi può curare l’insonnia

L’ipnosi può essere la chiave di volta per chi soffre di insonnia.

Capita a tutti di passare una notte in bianco, ma se questa diventa la regola é un disastro; i sintomi di questo disturbo sono paragonabili all’effetto di una sbornia.

I sintomi dell’insonnia

Non chiudere occhio la notte porta a difficoltà di concentrazione, mancanza di lucidità, vuoti di memoria, difficoltà di coordinazione, stanchezza e affaticabilità, malumore, permalosità, ecc.

La carenza di sonno si fa sentire in ogni ambito della vita: sul lavoro, nello studio, nelle prestazioni fisiche e nelle relazioni sociali. Chi soffre di insonnia, ad esempio, nello svolgere la sua attività o la sua mansione  é meno efficiente, tende a avere più infortuni o ad incorrere più spesso in sbagli e sbadataggini, ecc.

Le cause

All’origine del problema ci sono molteplici cause … da preoccupazioni economiche, per la salute, sentimentali; dallo stress, al lavoro a turni; dall’uso eccessivo di computer, tablet o cellulari (specie nelle ore serali), o dal fatto di dormire in un luogo rumoroso (nei pressi una strada trafficata o vicino alla stazione dei treni). Su  un piano neurologico, indipendentemente dal motivo, il cervello si trova in uno stato di sovraeccitazione, ostacolando così il rilassamento, inibendo la percezione della sonnolenza o provocando frequenti interruzioni del sonno.

L’ipnosi regola il sonno

L’ipnosi, per quanto sia stata coniata dal greco antico hypnos, che significa sonno, non ha niente a che vedere con quest’ultimo; é, invece, uno stato profondamente assorto che si é rivelato utile per “dare una rinfrescata” alle condizioni fisiche e mentali che conciliano l’addormentamentamento e favoriscono la continuità del sonno: durante l’ipnosi si sviluppa un intenso rilassamento muscolare, che indirettamente riduce la produzione di adrenalina (uno degli ormoni dello stress); inoltre, la mente viene condizionata ad una corretta “igiene” del sonno e ad adottare gli atteggiamenti e le condotte che portano all’insorgere della sonnolenza.

Le tecniche di viualizzazione

L’aumento della suggestionabilità (dovuto ad una riduzione delle facoltà criche, che hanno sede nella corteccia prefrontale – area che nel corso dell’ipnosi riduce il suo livello di attività) da modo di usare metafore, viualizzazioni e simbolismi in modo “estremamente convincente”  recuperare il ritmo del sonno.

Le suggestioni

A questo scopo l’ipnoterapeuta da suggestioni post-ipnotiche (cioé che si realizzerano al momento di coricarsi) perché la persona avverta un crescente senso di sonnolenza, abbia la mente sgombra e il corpo disteso: ad esempio, l’ipnotista può suggerire che la testa sia “imbottita” di sonnolenza o che questa aumenti fino a che ci si senta “ubriachi di sonno” oppure che “le cellule del corpo si sciolgano e  si disperdano per poi fluttuiare come foglie sulla superfice di un fiume” o, ancora, “che si cada nel sonno all’improvviso, come un pugile quando prende il colpo che lo manda al tappeto” e via dicendo.

La ricerca

Uno studio condotto dagli psicologi Thomas Burkovec e Don Flowes su 37 studentesse con problemi di insonnia, assegnate a diverse condizioni sperimentali (rilassamento progressivo, rilassamento indotto con l’ipnosi, training-autogeno e gruppo di controllo) ha dato prova che chi è stato sottoposto ad ipnosi, a paragone con chi apparteneva agli altri gruppie, ha dato risultati estrememanete incoraggianti, specie nel ridurre la latenza dell’addormentamento.

 

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