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grigiore e depressione

La carenza di luce deprime

Non é certo un mistero che il sole ci metta di buon umore: alzarci la mattina e scoprire che é il cielo é sereno ci da la giusta carica; così, come ci viene spontaneo aprire le finestre o scostare le tende per lasciare entrare la luce … o, a volte, basta che un raggio di sole fenda le nubi per metterci di buon umore e notiamo subito quando, dopo l’inverno, le giornate cominciano ad allungarsi … sembra però che ora vogliano toglierci anche queste picccole gioie 😒

Proprio perché siamo creature diurne, noi umani siamo nati per stare all’aperto nelle ore di luce e coricarci per dormire quando fa buio. Per questa ragione, la melatonina, un ormone prodotto dalla ghiandola pineale, viene prodotta durante la notte, mentre “va in letargo” quando fa giorno. Questa molecola regola i ritmi circadiani del corpo, cioé ci induce a prendere sonno grazie alla sonnolenza e all’abbassamento della temperatura comporea e la sua “sospensione” ci da la sveglia.

Il suo precursore, la serotonina (un nome che farà venire in mente a molti gli “antidepressivi”, che la rendono maggiormente disponibile a livello cerebrale) é
influenzato dall’esposizione alla luce del giorno. Normalmente prodotta nel corso delle ore assolate, la serotonina (la cosiddetta molecola della “felicità”) viene convertita in melatonina dopo il calare del sole. La misura di questa trasformazione é legata alle stagioni: durante i mesi freddi (notti lunghe e giorni brevi) la concentrazione di melatonina é più elevato; per contro nel corso dei mesi caldi accade l’inverso: c’é una maggiore quantità di serotonina in circolo; il che spiegherebbe perché il sole ci faccia sentire più entusiasti e intraprendenti.

Ma cè di più! La luce solare non si limita a regolare il nostro ciclo sonno-veglia. Un’equipe di ricercatori del National Institute for Mental Health (NIMH) ha scoperto che la luce colpisce le aree del cervello che modulano l’umore. Fino ai primi anni 2000, si riteneva che solo due tipi di cellule rispondessero alla luce che colpisce la retina: bastoncelli e coni. Di recente, é stato scoperto un terzo fotorecettore che risponde alla luminosità ma non fa parte del sistema di formazione delle immagini. Questi fotorecettori – cellule gangliari retiniche intrinsecamente fotosensibili (ipRGC) – contengono melanopsina, una proteina sensibile alla luce che non si trova nei bastoncelli e nei coni.

Gli ipRGC inviano informazioni luminose al cervello per regolare le funzioni che non riguardano la visione: innanzitutto, influenzano il nostro orologio biologico interno (nucleo soprachiasmatico) che allinea l’alternarsi di luce e buio e ritmi biologici. Poi, gli ipRGC “viaggiano” dalla retina al nucleo abenulare, al nucleo accumbens e alla corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC). Tutte strutture coinvolte nelle emozioni, nella ricompensa e nella motivazione.

Adesso, però, con il progetto del “benefattore” Bill Gates di oscurare il sole ci aspettano tempi davvero “bui”. Mr. Windows ha preso spunto dall’effetto dell’eruzione del vulcano Monte Pinatubo nelle Filippine che, esplodendo nel 1991 ha duffuso nell’aria tonnellate di anidride solforosa: con lo scopo (apparente) di rimediare al surriscaldamento globale, ha ben pensato di ricreare questo fenomeno oscurando, come é accaduto con quell’eruzione, il sole.

Questo, cominciando con un simpatico esperimento, lo Stratospheric Controlled Perturbation Experiment (ScoPEx), che si propone di creare una sorta di “eclissi” in una piccola regione dell’atmosfera. Per realizzare l’esperimento, verranno rilasciate nella stratosfera 12 kg di sale di calcio dell’acido carbonico usando un pallone da ricerca; utilizzando, poi, anche per rilevare i dati. Naturalmente, al “filantropo” non importa minimamente dell’effetto serra: “spegnere” il sole é solo un modo per deprimerci!

  Categoria: Articoli sul linguaggio del corpo

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