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Incrociare gli sguardi crea sintonia

Il contatto visivo ha qualcosa di ineffabile: per gli amanti può essere più intimo di un bacio; per un genitore è il modo più autorevole per farsi ascoltare da un figlio; per gli amici è un segnale che trasmette intesa e complicità.

Si tratta di contesti diversi, ma accomunati dal fatto che in queste circostanze il contatto visivo riveste un ruolo cruciale: quale ne sia il motivo è rimarrò però un mistero: si tratta di una convezione, di un’usanza o è qualcosa di più complesso?

È quanto hanno voluto indagare i neuroscienziati Takahiko Koike, Motofumi Sumiya, assieme ad alcuni colleghi, scoprendo che questa forma di reciprocità suscita una profonda reazione cerebrale in entrambi gli interagenti.

Ricerche condotte in precedenza hanno dimostrato che il contatto visivo attiva il cosiddetto “network sociale del cervello”, la rete di strutture cerebrali che regolano i processi di “lettura del pensiero”, empatia, intuizione e adattamento negli scambi interpersonali e di gruppo.

Corrispondere lo sguardo di un’altro e coordinarlo con quest’ultimo é un modo per prevedere e condividere intenzioni, emozioni e comportamenti.

Lo studio attuale ha fatto uso di una tecnica d’avanguardia per lo studio dell’attività cerebrale: l’iperscanning, una tecnologia che da modo di fotografare simultaneamente due cervelli mentre le persone interagiscono.

Per questo studio, il team di ricercatori hanno selezionato 16 coppie di adulti, che a due a due venivano “incastrati” nei tunnel per la rifonda magnetica. Nessuno dei due volontari conosceva l’altro. Ogni scanner era dotato sia di una videocamera che di uno schermo, cosicché iI partecipanti potessero vedersi a vicenda.

La squadra di studiosi ha per prima cosa, esaminato il cervello dei partecipanti a riposo, mentre guardavano uno schermo vuoto.

Successivamente, mostrato a ciascun partecipante un filmato del volto dell’altro volontario in due situazioni: in un caso, uno vedeva l’altro in diretta; nel secondo, lo vedeva in “differita” (con un ritardo di circa 20 secondi); questo escamotage aveva lo scopo di verificare se il contatto “face-to-face” procurasse un effetto diverso dalla sola osservazione.

In entrambe le condizioni (ma i soggetti non si erano accorti della differenza), i partecipanti erano stati invitati a guardare negli occhi dell’altra persona, e a immaginare cosa stesse pensando, quale fosse la sua personalità, come si sentisse. Tutti erano stati ammoniti dal ridere o fare smorfie o altre espressioni facciali.

Il successivo esame incrociato delle scansioni cerebrali ha messo in luce che, sebbene i soggetti fossero inconsapevoli del “sfasatura “ delle riprese, il loro cervello era capace distinguerle e il segno esteriore di questa percezione era la sincronizzazione dei battiti delle ciglia.

Per approfondire

Sul piano neurologico era stata rilevata una maggiore attivazione del cervelletto (essenziale per la coordinazione dei movimenti di parti del corpo e delle proprie azioni con quelle di altri) e una maggiore quantità di “scambi” nel sistema limbico (che elabora l’esperienza emotiva e ci da modo di condividerla).

  Tag: empatia

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