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ipnosi non verbale

Un innovativo modo di ipnotizzare

Le tecniche di induzione dell’ipnosi fanno da sempre capo a tre principi cardine: rilassamento, immaginazione e concentrazione. L’ipnosi non verbale propone un’innovativo modo di ipnotizzare che reinventa (e aggiorna alla luce delle moderne scoperte delle neuroscienze) le forme rituali di induzione della trance.

L’ipnosi suscita ancora paura e pregiudizi

La parola ipnosi evoca pregiudizi, leggende e luoghi comuni: tra tutti l’immagine classica della persona stesa sul lettino, completamente inerte che é stata mandata in trance con l’uso di un metronomo, della fissazione dello sguardo o evocandogli scenari particolarmente suggestivi.

L’induzione cerimoniale della trance

Esiste però un’altra modalità di induzione ipnotica, molto più primitiva e condivisa da tutte le culture tribali: è quanto accade nella trance cerimoniale: l’individuo é circondato da un pubblico che lo incita, ci sono dei suonatori, spesso gli strumenti sono a percussione, il soggetto danza in modo frenetico e poi cade posseduto.

La trance cerimoniale viene descritta con tre termini: trance, appunto, possessione e crisi; la crisi indica quella forma di agitazione psicomotoria, di convulsioni, che precede o accompagna l’entrata in trance: più simile alle manifestazioni dell’epilessia che a quella sorta di addormentamento che osserviamo nell’ipnosi ortodossa.

E’ proprio dall’analisi scientifica di quanto accade in queste forme trasecolari di induzione ipnotica che prendere spunto il metodo dell’Ipnosi Non Verbale ®.

La stimolazione del “cervello emotivo”

Questa nuova forma di ipnosi deve la sua efficacia al fatto di prescindere dalla predisposizione a essere ipnotizzati, dalle resistenze e dalla motivazione; questo perché i suoi messaggi sono indirizzati ad una delle parti più arcaiche del cervello: l’amigdala, la regione deputata alla sopravvivenza dell’individuo.

Ciò che proviene o viene registrato dall’amigdala diventa così una sorta di codice rosso, cioè un segnale che ha la priorità su tutte le altre funzioni del cervello.

L’induzione ipnotica cambia strada

Le recenti indagini delle neuroscienze hanno messo in luce che l’amigdala è particolarmente sensibile a stimoli che suscitano reazioni di paura o di dolore: cioè a dei messaggi in grado di innalzare la soglia emotiva e quindi allertare l’organismo.

Il rumore profondo, vibrante e carico di infrasuoni del ruggito di una tigre, uno scoppio improvviso, un movimento brusco, ecc. suscitano questo tipo di reazioni, ma anche un avvicinamento fisico, un contatto fisico o dei versi legati alla paura, all’ansia o al dolore: al riguardo, i ricercatori Shirley Fecteau, Pascal Belin, Yves Joanette e Jorge Armonyd, pubblicando gli esiti della loro indagine “Neuroimage”, hanno messo in luce che le vocalizzazioni e i suoni paralinguistici (respiro a mantice, tosse nervosa, grida stridule, ecc.) fanno si che l’amigalda rizzi le antenne.

Questa struttura nella specie umana é sensibile verso qualsiasi segnale emotivo, come il riso o il pianto; a dimostrarlo sono stati i neurobiologi Kerstin Sander e Henning Scheich.

Nel loro studio hanno osservato che l’amigdala in presenza di queste tipo di messaggi vocali si attiva in modo bilaterale (questa regione dell’encefalo é costituita da un aggregazione di nuclei) benché la maggiore attivazione é stata registrata nel lato destro; in particolare per quanto riguarda il riso (questo dimostra una maggiore attenzione dell’emisfero destro nella percezione dell’ilarità).

L’amigdala per altro si attiva anche in presenza dei segnali sociali che informano sulla presenza di una minaccia: ad esempio, il neurologo Ralph Adolph ha scoperto che mostrare delle espressioni di paura per qualche frazione di secondo genera un’immediata attivazione dell’amigdala; lo stesso fanno delle posture associate allo spavento o all’inquietudine, come ha dimostrato la scienziata Beatrice de Gelder della Harvard Medical School.

Un modo nuovo per ipnotizzare

L’ipnosi non verbale ® fa appunto uso di vocalizzi, gesti, versi, rumori, inviasione della cosiddetta “sfera prossemica” (lo spazio personale); cioè di una modalità espressiva in grado di suscitare una rapida attenzione da parte dell’amigdala proprio perché suscita uno stato d’allarme.

Le risposte fisiologiche osservate, le esperienze soggettive e le osservazioni oggettive hanno dimostrato che l’impiego di questa nuova forma di induzione provoca un effetto più veloce, profondo ed efficace rispetto alle tradizionali forme di ipnosi.

Le suggestioni dirette o indirette date nell’applicare questo metodo diventano inoltre più incisive rispetto a quelle somministrate usando metodi verbali: sostanzialmente, dal momento che quello che dice e fa l’operatore ipnotico viene percepito dall’amigdala (appunto, una struttura che nata con lo scopo di preservare l’individuo dai pericoli) le sue parole e le sue indicazioni indirette vengono percepite come “vitali” e messe in atto con immediatezza e soprattutto archiviate nella memoria (la cui sede fisica é l’ippocampo) nello stesso modo in cui vengono fissate le impressioni che hanno generato shock o traumi.

Naturalmente, si tratta di una sorta di “inganno” all’amigdala… ma funziona!

* (Il testo é un abstract del mio intervento al Convegno sull’ipnosi ” I Mondi della Coscienza” tenuto al Policlinico di Padova il 22-23 maggio 2010 con il Patrocinio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova.

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  Tag: induzione ipnotica

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