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Le azioni in ipnosi sono eseguite in modo involontario

In un’ipnosi genuina azioni e inibizioni motorie sono percepite come indipendenti dalla propria volontà. Moderne ricerche delle neuroscienze hanno dimostrato che quando questo avviene si riscontra un’iper-eccitazione di strutture cerebrali come il lobo parietale e il cervelletto.

Il movimento in ipnosi é automatico e involontario

Nell’immaginario popolare l’ipnosi è associata ad una perdita di controllo o alla convinzione che l’ipnotista possa far fare al soggetto qualcosa contro la propria volontà: benché queste idee siano solo dei pregiudizi infondati, gli studi scientifici su questo fenomeno hanno compreso la ragione di questo preconcetto: il soggetto in ipnosi ha effettivamente la sensazione di non essere l’ideatore ne l’esecutore delle azioni che compie.

In sostanza, i comportamenti che effettua sono caratterizzati da automatismi, cioè da involontarietà e dall’assenza di sforzo in quello che fa: é quanto avverte ad esempio, un soggetto ipnotizzato sospeso tra due sedie, che appoggi esclusivamente collo e caviglie sullo schienale o sulla seduta.

I muscoli coinvolti in un’azione in ipnosi sono “sotto tono”

Preso atto di performance come quest’ultima, gli psicologi tedeschi Burkhard Peter, Philipp Schiebler, Christoph Piesbergen e Maria Hag hanno voluto verificare se un comportamento eseguito in stato ipnotico comportasse anche un diverso coinvolgimento della musculatura.

Hanno così reclutato 33 volontari che sono stati assegnati a 3 condizioni condizioni sperimentali: levitazione ipnotica del braccio, sollevare il braccio in modo volontario e senza essere stati ipnotizzati e immaginare di alzare il braccio, ma nella piena padronanza delle proprie facoltà.

Per evidenziare se c’erano differenze sono stati misurati i principali muscoli di spalle e braccia principalmente impegnati in questa azione: trapezio, deltoide, estensore digitorum, flessore digitorum profundus, bicipite brachiale e tricipite brachiale.

Sì, é così appurato che, a differenza di quanto veniva rilevato nell’azione fisica vera e propria o nell’immaginazione del movimento, nel corso della levitazione ipnotica il tono muscolare del complesso di muscoli era inferiore rispetto a quando lo stesso comportamento veniva eseguito volontariamente: ad esempio, l’attività nel deltoide era inferiore del 27%; inoltre, i partecipanti sotto ipnosi non avvertivano né tensione, né fatica.

Il cervello durante il movimento in ipnosi é in uno stato di sovra-eccitazione

L’esito di questa ricerca trova conferma in una ricerca sul movimento involontario in ipnosi condotto dai neuroscienziati inglesi Sarah-Jayne Blakemore, David Oakley, Christopher Frith. Nel loro studio é stata impiegata la PET: la tomografia a emissione di positroni é una tecnica particolarmente sofisticata che consente di rilevare l’attività dei processi cerebrali esaminando il consumo di glucosio delle diverse aree del cervello.

Per esaminare il funzionamento del cervello nel caso di azioni volontarie o intenzionali o ipnotiche, il cervello dei partecipanti é stato monitorato appunto con la PET mentre eseguivano un movimento o subivano una trazione passiva; per questo motivo sono stati distinti in tre gruppi: nel primo, i soggetti erano stati ipnotizzati ed era stato loro suggerìto che il braccio veniva sollevato da una carrucola. I volontari del secondo gruppo facevano, invece, un movimento attivo, sollevavando il braccio su richiesta; ai restanti l’arto veniva realmente tirato su da una puleggia in “carne ed ossa”.

L’esame delle scansioni cerebrali ha messo in luce che l’attività cerebrale dei soggetti ipnotizzati cui il braccio “levitava” era simile a quella di quelli cui l’arto veniva alzato intenzionalmente; con la differenza che nei primi l’eccitazione dei neuroni appariva parossisistica specie nel lobo parietale inferiore sinistro e nell’opercolo parietale e nel cervelletto (controllo del movimento), specie nel lato sinistro; anche la corteccia prefrontale (coordinazione motoria) di sinistra mostrava un’attivazione di gran lunga più intenso nel movimento ipnotico che nell’azione reale.

La reazione é coerente con quanto emerso da altre indagine con la neuroimaging in condizioni patologiche come la schizofrenia o le sindromi dissociative in cui l’individuo ha la sensazione di non essere padrone delle proprie azioni.

Un’azione immaginata in ipnosi per il cervello é reale

In uno studio affine di un team capitanato dal medico Pierre Rainville, in cui a dei soggetti ipnotizzati é stata data l’illusione di muovere la mano (l’arto restava inerte) sono state riscontrati risultati analoghi: anche qui, più aumentava la percezione di automatismo del movimento, maggiore era l’attivazione dell’opercolo parietale; assieme a questo si é riscontrata un’eccitazione del giro cingolato: una struttura che fiancheggia il corpo calloso (la “cerniera” che unisce i due emisferi) e che, tra le altre funzioni, comprende anche la consapevolezza del controllo motorio volontario: il fatto che, fosse coinvolta anche questa seconda struttura é verosimilmente dovuta al suggerimento di fare un’azione (anche se imaginaria) e non di subirla.


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  Tag: ipnosi non verbale

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