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Disegnare là proprio tristezza dandole fattezze umana o descriverla a parole come se fosse una persona allevia la sofferenza. Lo hanno scoperto gli studiosi Fangyuan Chen, Rocky Peng e Li Yang, ricercatori presso la Hong Kong University of Science and Technology.
Quando ci sentiamo delusi, di malumore o proviamo un senso di vuoto cerchiamo consolazione in condotte che spesso si rivelano autolesionistiche, come lo shopping compulsivo, le abbuffate o farsi del male (ad esempio, procurarsi dei taglietti con una lametta).
Per giungere alla conclusione illustrata gli scienziati di Hong Kong, per prima cosa, hanno fatto ricordare ai partecipanti di un esperimento un episodio triste e l’hanno misurato su una scala da uno a sette.
Dopodiché, ad alcuni soggetti è stato chiesto di fare una “caricatura” della loro tristezza dandole forme antropomorfiche; mentre i rimanenti non dovevano fare altro.
In seguito, tutti i volontari hanno compilato un altro test per valutare il loro grado di malinconia.
È stato così possibile appurare che chi aveva raffigurato la propria emozione si sentiva sollevato.
Successivamente, i ricercatori hanno chiesto alle persone di entrambi i gruppi di selezionare un contorno per accompagnare un pranzo: la scelta era tra un cheesecake oppure un’insalata.
I partecipanti che avevano “antropomorfizzato” la propria tristezza tendevano a preferire l'insalata, l'opzione più salutare che richiedeva un maggiore autocontrollo.
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Una mia intervista su "Oggi" in edicola: Capellli, per tutte é rivoluzione d'ottobre, servizio di Lavinia Capritti, Pag. 58-61 ... Leggi di piùLeggi di meno

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Seminario ipnosi istantanea non verbale, Milano 16-–7 novembre 2019
🔎 approfitta della promozione
CODICE PROMO: padova. 2019
Programma: www.linguaggiodelcorpo.it/2019/10/06/corso-di-ipnosi-istantanea-non-verbale/
Info: info@linguaggiodelcorpo.it
Whatsapp: 328 82 374 17
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Chi va lento, va sano e lontano; così recita il noto moto polare. Niente di più falso: chi cammina lentamente a mezz’età ha una salute cerebrale e fisica più scadente rispetto a chi va spedito.
Lo hanno provato gli psicologi Line Rasmussen, Avshalom Caspi, Anthony Ambler e altri ricercatori.
Da tempo si sapeva che chi passeggia pigramente e ha un’età tra i settanta e gli ottanta tende a tirare le cuoia prima dei coetanei più scattanti, ma nessuno avrebbe detto che lo stesso principio vale anche per chi é più "arzillo".
Lo studio ha preso in esame circa 1.000 persone nate nello stesso anno (correva il 1972) a Dunedin, Nuova Zelanda. I 904 partecipanti stati controllati, sottoposti ad esami medici e test psicologici a più riprese da quando erano bambini all'età di 45 anni.
Gli studiosi hanno supposto che la
velocità di deambulazione dei 45enni, possa essere un valido indicatore della progressione della senescenza del cervello e dell’organismo.
I risultati hanno, in effetti, dato conferma alla loro supposizione: chi “arrancava” mostrava un "invecchiamento accelerato" rispetto a chi era più lesto in base a diversi parametri: condizione dei denti, efficienza del sistema immunitario, funzionalità dei polmoni, presenza di rughe sul volto e capacità cognitive.
Inoltre, gli esiti della fMRI (risonanza magnetica funzionale)!hanno messo in luce che i primi i tendevano ad avere un volume cerebrale totale più ridotto; uno spessore corticale medio inferiore; una minore superficie del cervello e una maggiore presenza di "iperintensità" della sostanza bianca (indice di lesioni vascolari tipiche in chi è attempato).
In definitiva, il loro cervello appariva “appassito”.
“L’aspetto più sorprendente di questa indagine”, commenta Rasmussen, “è che questa stima è stata eseguita in soggetti relativamente giovani e non anziani, come hanno fatto altri studi”.
Un altro elemento che ha fatto scalpore è stato scoprire che i test sulle funzioni cognitive a 3 anni degli stessi soggetti evidenziavano dei deficit nella comprensione del linguaggio, nel QI, nella coordinazione motoria e nella capacità di controllare lo stress: in sostanza, queste rilevazioni erano coerenti e predittive del deterioramento riscontrato a 45 anni!
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Cresce ogni giorno il numero di piante, usate in fitoterapia o nella medicina Ayurvedica, di cui la scienza scopre le proprietà curative.
Ora, è il momento dell’artemisia. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università della California, pubblicato sulla rivista “Spirit Science and Metaphysic”.
Un componente di questa pianta sarebbe in grado di debellare
Il 98% delle cellule tumorali, e in breve. L’indagine dimostra, infatti, che l’artemisina blocca il fattore di trascrizione ‘E2F1’ (i fattori di trascrizione permettono ai geni di esprimersi) e provvede alla distruzione delle cellule tumorali del polmone.
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I commenti

Quanti grazie le devo dare? Ora se pur a livello basico posso provocare un ipnosi non verbale c’è ne voluto di allenamento ma quando i risultati iniziano a fiorire è una sensazione davvero ineguagliabile.
Pensare di andare su un palco e dopo aver fatto i soliti giochi di illusionismo poter far dimentacare il nome,o provocare un induzione ipnotica con una penna o una stretta di mano mi lasciano davvero sbalordito e questo è merito dei suoi libri sia sull’ipnosi che sui messaggi del corpo!
Li consiglio a tutti un mix davvero coinvolgente che vi cambierà il modo di guardare le persone e trarre conclusioni in maniera più tempestiva !
Che dire…GRAZIE DAVVERO!

Federico Cominardi (Su facebook).

Ho letto il tuo libro, “I segreti dell’Intelligenza Corporea” […] Un libro ricco di contenuti, scritto in modo semplice, accessibile a tutti e mai banale. Sono rimasto veramente sorpreso dalla qualità dei contenuti e dal modo in cui sono stati esposti.[…] Mi dispiace che i tuoi testi non vengano fatti leggere nelle aule degli atenei, perché secondo me quello è il loro posto. […] i tuoi libri sono gli unici che mi danno soddisfazione e mi fanno essere orgoglioso della psicologia qui in Italia. Sei un grande, un mito, sei oro colato e la mia aspirazione.

Matteo Camarota (Su facebook) .

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