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Una preoccupazione comune nell’uso dei social network (Facebook in primis) è che possa inaridire le relazioni umane, aumentando gli scambi virtuali a discapito di quelli di persona.
Un nuovo studio di un equipe di psicologi americani sembra però scongiurare questo pericolo.
Secondo il loro studio le interazioni reali ne trarrebbero perfino beneficio; almeno nel caso un utente sia tendenzialmente introverso.
L’indagine condotta dagli scienziati
Alexander Spradlin, Carrie Cuttler, John Bunce e Mark Carrie ha coinvolto 855 partecipanti; i quali hanno completato un sondaggio online mirato a misurare il tempo di utilizzo di Facebook per confrontarlo con quello dedicato alle comunicazioni faccia a faccia; inoltre, il questionario aveva l’obiettivo di evidenziare la personalità e lo stile di attaccamento (il modo in cui ci si lega all’altro).
I risultati hanno messo in luce che l'uso di Facebook era associato ad un intensificazione della conoscenza reale e che a mediare questo incremento era l’inclinazione ad essere introversi; per contro, per gli estroversi (che, comunque, hanno naturalmente tante interazioni sia concrete che virtuali), l’impiego di Facebook non incideva sugli scambi reali.
In conclusione, se uno di suo é cordiale ed espansivo non aumenta la sua "rete" sociale, bazzicando sui social; se, invece, é schivo, inibito o timido (anche se questa é una definizione riduttiva dell'essere introversi) può rompere il ghiaccio più facilmente se il primo approccio avviene sui facebook (o Istagram), per, poi, trasformare questa conoscenza di "facciata" in una relazione in "carne ed ossa".
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È risaputo he smog e inquinamento provocano irritazioni delle vie respiratorie, attacchi d’asma e altri danni alla salute.
Ma chi avrebbe detto che possano contribuire allo sviluppo di disturbi psichici? Eppure é quanto hanno scoperto gli psichiatri inglesi Joanne Newbury, Louise Arseneault, Sean Beevers, assieme ad altri colleghi monitorando 2232 bambini dalla nascita fino ai 18 anni di età.
I dati sul loro stato mentale sono stati incrociati con quelli geografici e ambientali.
Lo studio ha rilevato che 623 partecipanti (30,2%) avevano avuto almeno un’esperienza psicotica durante l'adolescenza (dai 12 ai 18 anni di età). L’insorgere delle psicosi era significativamente più frequente tra gli adolescenti con la più alta esposizione al biossido di azoto (NO2) e agli ossidi di azoto (NOx).
Secondo gli autori dello studio l’inquinamento potrebbe provocare la distruzione dell'epitelio nasale e della barriera emato-encefalica (lo struttura che scherma il cervello) e quindi rendere il sistema nervoso centrale suscettibile di alterazioni chimiche e morfologiche alla base delle psicosi.
Inoltre, è stato rilevato che l'esposizione ai gas tossici era connessa a livelli più bassi di vitamina D nel siero; fatto che, di per sé, può essere una concausa nello sviluppo di disturbi psichiatrici infantili.
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Il paracetamolo (noto da noi come Tachipirina) ci rende impassibili! 😐 È questa l’incredibile conclusione cui sono giunti gli psicologi Dominik Mischkowski, Jennifer Crocker e Baldwin Way con una nuova ricerca.
Già in precedenza era stato appurato che questo farmaco (le cui indicazioni sono dolore e febbre) placa la sofferenza emotiva, ma chi avrebbe pensato che potesse “gelare il cuore” ?
Partendo, invece, proprio da questa ipotesi, gli studiosi statunitensi hanno, per prima cosa, reclutato 114 partecipanti. Metà del gruppo ha assunto 1.000 milligrammi di paracetamolo; mentre i restanti hanno ricevuto un placebo.
Lo studio era a doppio cieco, nel senso che né i ricercatori né i partecipanti sapevano se stavano ricevendo il farmaco attivo o una sostanza inerte.
Un'ora dopo, il team ha chiesto ai partecipanti di leggere brevi passaggi su persone che avevano vissuto vicende positive ed edificanti.
Successivamente, i ricercatori hanno valutato in che misura i volontari avessero percepito gli eventi come positivi e quanto li ritenessero positivi per i protagonisti nella narrazione.
L’analisi dei risultati ha confermato la supposizione iniziale.
L’assunzione di paracetamolo aveva ridotto l'empatia per le emozioni positive.
I soggetti “raffreddati” dal medicinale, leggendo di esperienze piacevoli vissute dai protagonisti delle storie provavano, infatti, distacco e indifferenza. Le loro capacità di comprendere che erano vicende positive non era invece stata intaccata dal paracetamolo.

Bibliografia: www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5015806/pdf/nsw057.pdf
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I commenti

Quanti grazie le devo dare? Ora se pur a livello basico posso provocare un ipnosi non verbale c’è ne voluto di allenamento ma quando i risultati iniziano a fiorire è una sensazione davvero ineguagliabile.
Pensare di andare su un palco e dopo aver fatto i soliti giochi di illusionismo poter far dimentacare il nome,o provocare un induzione ipnotica con una penna o una stretta di mano mi lasciano davvero sbalordito e questo è merito dei suoi libri sia sull’ipnosi che sui messaggi del corpo!
Li consiglio a tutti un mix davvero coinvolgente che vi cambierà il modo di guardare le persone e trarre conclusioni in maniera più tempestiva !
Che dire…GRAZIE DAVVERO!

Federico Cominardi (Su facebook).

Ho letto il tuo libro, “I segreti dell’Intelligenza Corporea” […] Un libro ricco di contenuti, scritto in modo semplice, accessibile a tutti e mai banale. Sono rimasto veramente sorpreso dalla qualità dei contenuti e dal modo in cui sono stati esposti.[…] Mi dispiace che i tuoi testi non vengano fatti leggere nelle aule degli atenei, perché secondo me quello è il loro posto. […] i tuoi libri sono gli unici che mi danno soddisfazione e mi fanno essere orgoglioso della psicologia qui in Italia. Sei un grande, un mito, sei oro colato e la mia aspirazione.

Matteo Camarota (Su facebook) .

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